David Berreby – Members Only. The Anatomy of «Us Against Them»

«This book […] will be a biological and cultural anatomy of the reasons people always need to bond together in groups; […] Assembled from work in fields from cell biology to literary criticism, this will be a portrait of group hatred and group love that cuts across different disciplines’ definitions of nationalism, racism, sexism, prejudice and bigotry […]. But it is also a book about crowds of sports fans and the togetherness of a family picnic».

Una proposta molto ben fatta che non lascia speranze per un buon libro. Berreby è pedante, tira in lungo, non arriva al dunque, gli manca una scrittura fresca e diretta – i suoi articoli allegati ne sono conferma. Poi a dispetto delle sue parole iniziali non sembra avere «assemblato» granché, limitandosi a fare riferimenti generici e non particolarmente significativi – ad esempio Proudhon a p. 15, o il critico letterario bulgaro Tzvetan Todorov a p. 16 –, mettendo acriticamente insieme Hitler-Mao-Milosevic, ambientando il discorso (cinese-nero-bianco in metropolitana, il droghiere di Port-au-Prince ecc.) sembrerebbe quasi per non affrontarlo – insomma scrivendo un libro con solo le proprie idee giustapposte a dare un senso complessivo.

Sulla xenofobia, sui gruppi piccoli e grandi, sull’odio razziale, sul consenso o il dissenso delle masse, sulla storia dell’isolamento culturale eccetera esiste una quantità impressionante di studi. La psicologia sociale, ad esempio e in particolare, ha prodotto risultati di enorme interesse e di notevole qualità, essendo basati quasi sempre su sperimentazioni e osservazioni dirette. Al contrario, qui abbiamo un «viaggio intellettuale dai semplici organismi a quelli complessi, dalle cellule agli stati nazionali» concepito autisticamente, nel chiuso della propria mente. Spesso è così che nascono le grandi opere, ma Berreby non è un genio, è solo un po’ presuntuosetto.

 

Andrea Antonini, 3 giugno 1999