Dennis Gira – Le bouddhisme à l’usage de mes filles

Dennis Gira si rivolge alle sue due figlie cercando di spiegare loro (è una mia interpretazione) perché da così tanti anni si devono sorbire un padre così rompiballe e viaggi in Giappone e nei monasteri buddisti francesi.
L’autore si rivolge sempre alle figlie, tagliando fuori il lettore, che si deve sorbire moine come «Véronique, toi que aimes les langues anciennes, tu apprécieras ce terme qui vient de deux mots grecs […]» (p. 198); artificio, o davvero il nostro Gira ha sentito il bisogno di importunare le povere Emmanuelle e Véronique?
Comunque, qui abbiamo una mediocre introduzione al buddismo. Accenni a Budda e i suoi predecessori, solite tirate, particolarmente banali, sul karma e il samsara, e – ciò che prometteva di essere la parte più interessante del libro – tentativi di spiegazione delle differenze tra i vari buddismi che gironzolano oggi in Occidente (e in Oriente). Ma anche qui Gira capitombola, creando più caos che altro. Continuerò così a chiedermi com’è che i miei amici e conoscenti sedicenti buddisti facciano cose tanto bislacche (almeno, a me sembrano bislacche) e dicano ciascuno l’esatto contrario di quello che dice un altro; continuerò a chiedermi com’è che una religione spesso presentatami come ‘laica’ abbia poi gerarchie ecclesiastiche rigidissime, inginocchiamenti e venerazioni di immagini.
Per non guastarsi la giornata, consiglio poi di evitare l’ultimo capitolo, «Conclusion. Quelques conseils et un vœu pour l’avenir!», con alcuni passi di profonda saggezza: «[…] je voudrais vous donner quelques conseils! D’abord, lorsque votre partenaire dans le dialogue exprime ce qu’il croit, ne dites pas: “Tiens, c’est bizarre!” Cela exprime déjà un jugement et ferme la porte à un vrai dialogue. Mieux vaut dire simplement: “Comme c’est différent!” Voilà une expression qui ouvre au dialogue».
Insomma, libro sbagliato nell’impostazione, da cui non si cava niente di interessante, irritante, noioso. Però il buddismo in Occidente è una faccenda che andrebbe capita, forse bisognerebbe trovare un autore totalmente estraneo alla faccenda, e soprattutto dotato di senso dell’umoris­mo.
Nomino questo Le bouddhisme come libro più brutto del 1999.

 

Andrea Antonini, 16 dicembre 1999