Diana Athill – Stet

Stet, di Diana Athill, è un libro che temo si possa leggere solo condividendo in partenza quel clima editoriale-redazionale fatto di rapporti con gli autori e di quattrini dei diritti, ma anche di inseguimenti degli errori redazionali, di quel lavoro minuto sul testo che oggi a volte è possibile e a volte, visti i costi, è difficile fare (e se ne duole anche la Athill).
Ho provato a mettermi nei panni di un lettore che non abbia la minima idea di che cosa ci sia dietro un libro, di che cosa accada tra le mura di una casa editrice. Sono quasi certo che il lettore «comune», ma sarebbe meglio dire «ingenuo», non potrebbe godere granché di questo racconto, addirittura lo potrebbe trovare qui e là insensato.
Peccato.

 

Andrea Antonini, 18 febbraio 2001