Edwidge Danticat – The Farming of Bones

Repubblica Dominicana, 1937. La vicenda di Amabelle, povera adottata da ricchi tra poveri si intreccia con le impennate di violenza del potere militare, con una specie di schiavitù, con una ribellione dei deboli velleitaria e perdente.
Amabelle aiuta a nascere i due gemelli della Señora Valencia, sorta di madre adottiva, di cui uno morirà subito, ha un uomo che fa il tagliatore, Sebastien, l’unica cosa che le appartiene realmente, tutto il resto sono gli scarti di coloro che l’hanno trovata un giorno, orfana. Il padre della Señora Valencia proprio nei giorni della nascita dei gemelli investe con l’automobile, uccidendolo, Joël, un amico di Sebastien. È un incidente, ma è come se fosse un omicidio volontario per gli amici di Joël, che viene seppellito dov’è morto dal vecchio padre, di nascosto, in solitudine.
La prima parte del libro ruota attorno a queste due morti. Amabelle quando dorme sogna, i suoi sogni e i suoi pensieri quando è sola sono intervalli nel racconto, un riandare al proprio passato, alle proprie cose.
Il medico, i due preti, i fierissimi militari: l’atmosfera lenta, i dolori scarni e semplici quanto le gioie, un’infelicità inconsapevole.
Poi la violenza militare, la fuga di Amabelle a Haiti, la scomparsa di suoi amici, di Sebastien. Il ritorno, con lo stesso mondo che aveva lasciato, la figlia della Señora Valencia sposata, la Señora che la rivede incredula perché creduta morta, la stessa infelicità ora ancora più greve per la vecchiaia. Il prete ora impazzito per le torture in prigione.

Questa, come specificato in copertina, è proprio una novella. L’intreccio è inesistente, sono fatti che si susseguono. Una storia drammatica, probabilmente accaduta realmente in qualche altra forma, una scrittura semplice e di una certa scarna eleganza adatta alle atmosfere, a quel mondo. Questa Danticat mi sembra un’onesta scrittrice, che conosce i propri limiti e al loro interno si muove con sicurezza. Presenta qui un lavoro (sarà il primo? chi è Edwidge Danticat?) che letterariamente non impegna il lettore.

Non credo che potrebbe vendere per propria virtù. La vicenda è amabile, ma la Repubblica Dominicana è lontana dai nostri pensieri, e comunque se ne sa poco e si sa poco del rapporto tra haitiani e dominicani su cui si impernia il libro. La delicatezza di scrittura è una gran bella cosa, ma 400 pagine costano troppo. La vita di Amabelle sganciata dal contesto non è sufficiente. Proprio abbandonarla però non vorrei, questa autrice, se capitasse qualcosa d’altro di suo vorrei o sarebbe bene leggerlo.

 

Andrea Antonini, senza data