James Kelman – Translated accounts. A novel

Mi ci son messo tre volte a leggere questa roba. Al primo tentativo fallito ho pensato be’, sarò stanco; al secondo mah, non sarò dell’umore giusto. La terza volta ho resistito non oltre la metà: altro che stanchezza o malumore, questo libro non ha senso, non so neanche che cosa dirne. È un account, o una serie di accounts, che con la scusa della traduzione («The language used is an atypical English form, but akin to the basic translation that might appear within a department of an overseas “foreign office”») vuole probabilmente costruire un racconto sulla base di frammenti, o del vuoto tra frammenti, o chissà che.
Il tutto può dirsi, al massimo, interessante (ma non lo dico). Di certo questo è un libro illeggibile, un esperimento forse, una boiata di certo.

 

Andrea Antonini, 18 luglio 2001