Ken Alibek with Stephen Handelman – Biohazard – The Chilling True Story Of the Largest Covert Biological Weapons Program In the World – Told From Inside By the Man Who Ran It

Nonostante gli accordi internazionali circa il bando delle armi chimiche e batteriologiche, l’Unione Sovietica, perlomeno finché è rimasta tale, non ha mai smesso di fare ricerche su antrace, vaiolo e altre malattie infettive da diffondere, per esempio, con missili intercontinentali carichi di spore anziché di testate nucleari.
Ken Alibek, dal 1988 al 1992 « first deputy chief of Biopreparat, the Soviet state pharmaceutical agency whose primary function was to develop and produce weapons made from the most dangerous viruses, toxins, and bacteria known to man» racconta quel che sa di quelle ricerche, degli esperimenti, dei danni che lui stesso ha ricevuto.

Il libro non è granché. Racconta sì un po’ di cose, ma si ha spesso la sensazione che l’autore meni il can per l’aia. La scrittura è grigia e faticosa, alcune frasi fanno subito venire il dubbio che Alibek stia prendendo per i fondelli il lettore: «I don’t remember giving a moment’s thought to the fact that we had just sketched out a plan to kill millions of people» (p. 7); «Biopreparat, we believed, was our Manhattan Project» (p. 14).
Difficile credere che un colonnello sovietico non sapesse con esattezza che cosa stesse facendo, e se veramente Alibek è così idiota, c’è da aspettarsi che anche quanto qui racconta sia poco affidabile.

Biohazard non è abbastanza forte né affidabile come libro storico; non è d’attualità, visto che dell’Unio­ne Sovietica sembra non ricordarsi più nessuno; e soprattutto non ha alcuna attinenza né risonanza con l’attuale allarme: racconta vicende che con i talebani hanno in comune solo l’antrace in quanto spora.
Mancandogli particolari qualità intrinseche e non essendo possibile collegarlo all’attualità, lo lascerei lì dov’è.

Andrea Antonini, 19 novembre 2001