Luc Sante – Low Life

Scritto da un belga vissuto a New York alla ricerca di una situazione lontana dagli ‘schemi’, il libro è un po’ la storia di questa città dalle origini alla contemporaneità, intesa questa come iniziata attorno agli anni Venti. New York, in realtà Manhattan, cuore della città inespansibile territorialmente e attraversata così da più rinnovamenti, urbanistici e sociali.
Sante presenta grandi temi – il paesaggio, con le tipiche case, le ferrovie sopraelevate, i teatri, le gang giovanili da sempre gruppo naturale, i poliziotti tra poteri politici e criminalità – forza autonoma incaricata di interpretare le leggi, i saloon, gli immigrati e gli ispirati dalla fede che hanno portato loro aiuto, e altri temi minori.
Alcune fotografie completano l’opera – quella in basso nella pagina adiacente alla 77 è un capolavoro di umorismo involontario, forse però volontario, visto che scena e didascalia sono identiche a una vignetta di Arcibaldo e Petronilla, fumetto più o meno dell’epoca.
Il libro non è eccezionale, perché l’autore si lascia trasportare a volte da un sentimentalismo stucchevole. Tuttavia il problema principale è un altro. Se da un lato ci si tolgono non poche curiosità, forse non urgenti ma presenti, sull’origine di quelle terribili metropolitane sopraelevate, sulle scommesse, riffe, lotterie eccetera presentate in così tanti film, sull’origine di Broadway, o su un’urbanizzazione e un’inurbazione spesso tuttora come allora così malsana eccetera, dall’alt­ro il libro è in sostanza superfluo per un lettore italiano, che inevitabilmente non può ritrovarsi interessato più di tanto all’argomento. Non trattandosi di un testo autosufficiente va inevitabilmente scartato.

 

Andrea Antonini, 22 luglio 1999