Alan Macfarlane & Gerry Martin – The Glass Bathyscaphe. How Glass Changed the World

Guardo sempre con simpatia a libri come questo, anche se il sottotitolo (How… Changed the World) comincia a venirmi a noia, sfruttato ormai da una quantità di saggi sugli argomenti più disparati.
I due autori credono fermamente all’importanza cosmica del vetro; avranno pure ragione, ma anziché condividere con il lettore la loro passione, con un libro amabile, propinano un trattatone con spunti i più vari: brandelli di lezioni di filosofia, informazioni sulla miopia in Cina, da Popper a Marilyn Monroe, da Aristotele al football.
Gli argomenti presi di per sé sono mica male, come per esempio la questione dello specchio e dell’indivi­duo in occidente e in Giappone (pp. 70-71).
Ma i due autori, quotati in patria, hanno adottato un’impostazione poco azzeccata.
Il racconto è lento, di idee sfiziose ce ne sono poche e un po’ loffie (per esempio, p. 156, sul Worst Jewish Football Team in the World).
Macfarlane e Martin lamentano da subito che il vetro nemmeno lo vediamo (spiritosi!), tanto è entrato a far parte delle nostre vite. Ma questo è vero per tutto quello che ci circonda, dal prendere l’aereo al telefonare in Australia a sostituire un cuore malato con uno sano. Pretendono una passione che difficilmente le invenzioni possono suscitare, passati pochi anni dalla loro realizzazione. Per parlare di invenzioni il tono dovrebbe essere più divertito e divertente (si pensi a Brockman).
Non dubito dell’esistenza di un «interplay between the new glass tools and abstract knowledge» (p. 38), ma qualsiasi cosa interagisce con la abstract knowledge – vien da dire: non mettiamola giù così dura.
A giudicare dai precedenti titoli di Macfarlane, ho idea che abbia tentato di applicare artificiosamente i suoi interessi al vetro.

 

Andrea Antonini, 12 aprile 2002