Peter Nichols – Darwin’s Shadow. The Lost World of Robert Fitzroy, Captain of the HMS Beagle

(proposal)

Fine degli anni Venti dell’Ottocento. Il giovane capitano FitzRoy, uomo colto, «[…] cut of the same rare cloth as Captain Cook», motivato da profondi sentimenti religiosi e dalla profonda convinzione di dover diffondere la civiltà – ovvero la civiltà inglese –, raggiunge la Terra del Fuoco con la nave Beagle, entra in contatto con i nativi e ne porta quattro con sé in Inghilterra. Durante il viaggio imparano l’inglese, e una volta arrivati vengono mandati a scuola. A dire il vero, uno muore subito a causa della vaccinazione antivaiolosa, ma gli altri tre sopravvivono e si «acculturano».
La regina Adelaide è deliziata dai tre, tutti li ammirano, anche se li considerano poco più di scimmie. FitzRoy, poi, «had no wife, or children of his own, and he began to find, particularly in the two young-er Fuegians, the intimacy of family. He began to love them» (p. 7).
La più giovane, di dieci anni, diventa l’amante di un tizio (è consenziente, assicura lui).
Tutto bello, insomma, tutto bene. Per FitzRoy arriva infine il momento di ripartire: un viaggio lunghissimo, di quelli che in passato avevano portato al suicidio il precedente capitano della Beagle. FitzRoy ha precedenti di follia in famiglia, ovvio che sia preoccupato. Ma ecco Darwin, che meravigliosa occasione per non viaggiare da soli! (L’autore qui non lo spiega, ma i capitani delle navi inglesi del tempo non potevano in alcuno modo fraternizzare con l’equipaggio. Darwin era un suo pari, e venne praticamente assunto come dama di compagnia – Nichols però non sembra avallare questa che è la spiegazione classica della presenza di Darwin sulla Beagle).
«[…] FitzRoy was deeply religious, and believed in the literal word and representation of the Bible; the voyage, he explained to Darwin, would be an unparalleled opportunity to substantiate the teachings of the Bible, especially the book of the Genesis. He expected that, as a naturalist, Darwin would find many evidences of the Flood and the first appearances of God’s creations on earth. Young Darwin, with his clergical intentions, did not in the least doubt the literal truth of every word in the Bible and he was enthusiastic at this prospect. FitzRoy offered him the post» (p. 9).
Viaggio in Sud America, i nativi rimessi al loro posto. Tutto è bene quel che finisce bene: i tre tornano alle loro famiglie abbandonando i pregiati vestiti inglesi. FitzRoy non impazzisce. Darwin inizia la sua carriera.

Questo è uno dei più accattivanti proposals che mi sia capitato di leggere. Ma l’entusiasmo è durato giusto lo spazio di una ventina di pagine. Nichols promette: «Around this [i due viaggi e l’alba della rivoluzione scientifica] I’ll weave a rich historical confection. I want to place all these characters against the background of the age they so vividly exemplify by painting a picture of the pre- and early-Victorian eras in which this story unfolds. […] It’s a story about the great shift in the world that happen-ed in the space of less than a decade […]» (p. 23).
Temo che come spesso accade, venti o anche cinquanta pagine siano la giusta dimensione di questo libro. Tremo all’idea che diventino trecentoquattro, come promesso, per di più di background.
Potrebbe venir fuori un libro sul passaggio dal mondo «religioso» al mondo «scientifico», ma la prolissità che l’autore promette non mi spinge oltre il consigliare di rivedere il prodotto una volta finito.

Andrea Antonini, 13 novembre 2001