Ralph A. Lewin – Merde. Excursions in Scientific. Cultural, and Socio-Historical Coprology

Un libriccino che non mantiene quanto il suo indice promette. Abbiamo sì una rassegna dei temi più importanti legati agli escrementi e alla loro produzione – si veda l’indice a p. XI, ma raramente l’autore riesce a conservare a lungo l’attenzione del lettore.
SI inizia benino con un capitolo sui vari termini adoperati per definire le feci e il defecare, con esplorazioni anche in altre lingue oltre all’inglese. Poi, capitolo 2, si valuta il valore evolutivo dell’ano e si passa all’osservazione diretta del tema centrale del libro: «On a dry diet, the final turds of sheep remain compact and discrete, whereas in sheep on more succulent diets, such as wet grass, the individual shitlets become more or less compacted at the end of rectum, and are eventually discharged as morular lumps – as any observant shepherd could tell you. […] Deer fumets tend to resemble those of sheep. […] In parts of Sahara Desert, where there is plenty of sand but few or no stones, camel droppings are sometimes used instead of pebbles as counters for ground games like the European game on Nine Men’s Morris. (I do not know how the tokens of the two sides are distinguished)» (pp. 14-16).
Il terzo capitolo, dedicato a colors and textures, assieme a interessanti notizie circa i test sull’efficien­za degli sciacquoni (p. 28), mostra i primi segni di cedimento: «[…] over an average lifetime, the linear production of an average human being would total several kilometers» (p. 26).
Quarto capitolo, feci fossili e mummie. Il quinto, sugli odori, sbanda ormai apertamente, ondeggiando tra fatti chimici e battute inopportune («Eructations […] falls outside the scope of this book» – «The Chinese have a saying […] – anal emissions may be loud but odorless, or silent but smelly. [Some Chinese sayngs have political implications; if this has any, thei escape me]»).

Posture durante la defecazione nel capitolo 7. Questo breve capitolo mostra bene il problema di questo libro. Se scrivi un libro sulla cacca non puoi essere serio (o serioso) e al contempo in qualche modo scusarti per ciò che vai scrivendo, o con battute facili o con frasi come «While excreting , cats and dogs seem to wear an expression indicating that nothing could be further from their minds», che ho sentito una volta detta da un pessimo comico (seguita peraltro da applausi fragorosi). Potrebbe essere un peccato veniale se almeno il tema fosse trattato con competenza. Lewin, purtroppo, saltella senza riuscire a distinguere ciò che è interessante da ciò che è solo informazione, non va mai oltre il sentito dire o il racolto qui e là. Si ha insomma l’impressione che faccia il furbetto, tanto il tema è già ‘piccante’ di per sé. Stupisce l’estensione dell’indice analitico.

Il capitolo 8 riguarda i gabinetti. Qualche notizia interessante a p. 58, un aneddoto da quattro soldi a p. 62 (Lewin dovrebbe essere imbarazzato a riportarlo, non per il bambino), cose già sentite sui WC nello spazio e una battuta davvero ignobile a p. 63 («[…] the injunction, common in toilets of airplanes and public offices: “Put no matter other than toilet paper into the basin,” which, if observed literally, would seem to exclude most of the very materials for which the facilities were designed»).
Qualche aneddoto magari è grazioso (p. 67, le multe a Singapore), ma si crolla subito: «(Incidentally, has anyone found a good use for the denuded cardboard cylinders inside the rolls?)», passando velocemente i problemi legati all’Escherichia coli.
E via così, gli animali che mangiano le propri feci, salute, malattia e purghe, solita storiella a p. 106 sullo zoo di Paderborn, citazione di Oppenheimer di cui mi sfugge il senso a p. 126. Uso degli escrementi come fertilizzanti e un capitolo che poteva essere molto meglio impostato sulle lordure e i pericoli per la salute provocati dalle deiezioni canine nelle città.

Per moltissime persone, culturalmente depresse ma non solo, la cacca è ancora argomento divertente, provocatorio, da farci su una bella risatona da caserma (si ricorda ancora il successo delle dissertazioni di Gianfranco Funari sulle proprie stitichezze). Per altre più raffinate è argomento di cui non parlare – ma quelle stesse persone magari raccolgono con le nude manine i prodotti dei loro cagnolini o vivono tra i fetori della cassettina del gatto vicino al letto.
Ci sono poi atteggiamenti snob come il pubblicare foto artistiche di stronzi (non ricordo più se è un libro di Leonardo o di F.M.R.) e altro ancora.
Insomma, una questione ‘irrisolta’. Un serio e nel contempo ameno libro di vasta diffusione sull’argomen­to sarebbe quindi auspicabile (e probabilmente molto vendibile). Purtroppo Lewin, sotto la copertura della scientificità, propina qualcosa che non serve a nessuno, e è anche noioso.

 

Andrea Antonini, 27 agosto 1999