Ratzinger, l’ultimo papa

Joseph Ratzinger era nato nella perfetta provincia bavarese, figlio di Giuseppe e Maria, fratello di Georg che anche lui prete sarebbe diventato Kapellmeister del Duomo di Ratisbona. La sua era una famiglia di solida e serena fede cattolica, vissuta come occasione quotidiana di compimento, così come spesso è o forse era in quelle regioni disseminate di monasteri tra Franconia e Austria, verso l’Ungheria.

Ratzinger non era un uomo incline all’apparire e tanto meno al chinare il capo di fronte alle tentazioni mondano-riformistiche della Chiesa, non prese mai neanche in considerazione l’abolizione del celibato per i preti. Fu un autore erudito con passione, Giovanni Paolo II ne lesse gli scritti teologici e decise che quel prete così schivo diventato cardinale per volere di Paolo VI sarebbe stato il suo complemento perfetto, per lui che al servizio di Dio era stato così immerso nella materialità comunista del mondo.

Lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo che tutto valuta e decide del pensiero cattolico. Quando Wojtyła morì si diede per scontato che Ratzinger avrebbe preso il suo posto, dando altresì per scontato che non sarebbe stato eletto, si dice che chi entra papa in Concilio ne esca vescovo, Ratzinger fu un’eccezione. Probabilmente non avrebbe voluto quel peso, era già stanco e ho sempre pensato che il motivo della sua elezione fu che prima di piazzare in Vaticano un uomo teologicamente privo di spessore come Bergoglio, così pieno di sé da scegliere un nome intoccabile, sarebbe stato necessario far passare del tempo in un pregiato anonimato. Nel caso, ha funzionato, di Ratzinger teologo almeno in Italia nessuno ha mai saputo niente, di lui i più ricordano le banali imitazioni televisive, eppure è stato uno dei papi più intelligenti e consapevoli degli ultimi secoli.

Con la morte di Ratzinger finisce la Chiesa, a meno di ripensamenti. Si è discusso molto sulle sue dimissioni, con dubbi di complottismo. Ma avendo letto le sue parole negli anni e ripensando al suo ruolo con Giovanni Paolo II penso che dieci anni fa avesse semplicemente ammesso a se stesso che era incompatibile con quel mondo di trafficoni ecclesiastici tutti tesi a guadagnarsi l’ammirazione del mondo laico invece che la fiducia delle anime cristiane. Da consigliere teologico aveva avuto la possibilità di vivere con autorevolezza la propria fede istintiva sostenuta da una sconfinata erudizione. Da protagonista il peso dell’apparire deve essergli stato insopportabile.

La figura di papa emerito non esiste, è un modo di dire. In molti hanno continuato a considerarlo il vero successore di Pietro.

Una sua frase nell’ultimo anno di pontificato ci illumina sull’essenza della sua fede e la sua visione del mondo da credente, così diffusa nei luoghi dove nacque e così lontana dal mondo vaticano.

Quando cerco d’immaginarmi come sia il paradiso, risento il tempo della mia giovinezza, della mia fanciullezza. In quel mondo di fiducia, gioia e amore si era felici, e penso che il paradiso non possa che esser simile a quel tempo di quand’ero piccolo e giovane. E così spero, un giorno, di tornare a casa, in quell’altro mondo”.

Andrea Antonini, Berlino, 31 dicembre 2022