Richard Rudgley – The Encyclopedia of Psychoactive Substances

Enciclopedia non è il termine esatto. Questa è una raccolta di sparse informazioni su alcune sostanze psicoattive. Di ciascuna vengono descritti gli effetti, eventualmente i pericoli, la storia, se ne riferiscono i soprannomi più comuni se droga di strada, aneddoti. Ma perché, ad esempio, il caffè tiene svegli? Leggendo questo libro non si saprà mai. Fegato, zuccheri, neurotrasmettitori, il corpo qui non c’è, ci sono solo idee se non ideologie.
L’autore non è autore in senso stretto, non è un medico o un biologo che basandosi sulle proprie competenze ha deciso di scrivere un’opera di facile leggibilità, seguendo un proprio schema, ma un raccoglitore di notizie tratte dalle fonti più diverse, da Agrippa al tossico che racconta la sua bella esperienza.
Lo stile è modesto (Rabelais è autore di un’opera immortale, aggettivi da televendita), diverse affermazioni danno da pensare sull’ambiente culturale dell’autore («Le anfetamine sono state ampiamente utilizzate dagli studenti prima degli esami […]»), che per parlare della caffeina si lancia in sociologia da sottoscala: «si può riconoscere nell’alcol e nella caffeina la profonda [attuale] dicotomia tra ragione e irrazionalità. L’alcol è il liberatore dell’irrazionale, la caffeina stimola il razionale». Eccetera.
E comunque, eccettuate le notizie storiche, non è che si legga nulla che già non si sappia per sentito dire.
Da una enciclopedia delle sostanze psicoattive mi aspetto descrizioni semplici ma serie delle reazioni del corpo all’assunzione di una certa sostanza, il perché e il percome. Se poi l’autore rirtiene di voler dare ulteriori notizie fornisca allora dati, statistiche, eventualmente informi su interessi economici e politici, si occupi della spaventosa diffusione degli psicofarmaci – insomma, ce n’è da dire. Cosa c’entrano tirate come questa? – «When Columbus discovered America in 1492 (which had actually been discovered much earlier by the Vikings and, of course, millennia earlier by the first explorers of the New World, the Palaeoindians) […]». Gli aneddoti vanno bene anche in un’enciclopedia, ma a che cosa servono gli elenchi di re e papi tossicomani?
Un libro talmente malfatto che si può tranquillamente sorvolare sulle posizioni ‘ideologiche’ del suo autore, che nel caso di buona qualità complessiva del volume avrebbero aperto una discussione a parte.

 

Andrea Antonini, 5 novembre 1998