Roy Porter – Madness. A Brief History

Libriccino attraente d’aspetto e senza senso nel contenuto. Roy Porter espone in effetti una breve storia della follia, che risulta però di scarsa fruibilità e utilità (il piacere della lettura è da escludersi).
Abbiamo qui un bigino, pieno zeppo di informazioni, rimandi, titoli di libri, allusioni. Un libro come potrebbe essere scritto da un giornalista, che si è informato e riferisce, ma di storia, di racconto non ce n’è.
Volendo essere enciclopedico in duecento pagine, Porter solleva una gran polvere, sembra che abbia una gran fretta. Ma non potrebbe essere altrimenti: qui abbiamo la pazzia come espressione religiosa, riconosciuta come malattia, che poi forse non è una malattia ma una costruzione culturale; la pazzia che va curata, e poi non va curata, secondo il punto di vista di Cartesio, Erasmo, Hobbes, e Burton, Shakespeare, Lombroso, Freud e mica Freud; i manicomi, gli antimanicomi, i manuali diagnostici, la lobotomia – e via via via senza sosta.
Porter prende in giro il lettore, ignora deliberatamente le sottigliezze radunando per somiglianza e banalizzando pensieri che richiederebbero invece calma e chiarezza.
Si prenda il capitolo 7; si inizia con la forte affermazione di due psichiatri che negano il valore delle parole dei malati di mente: «To reap the rewards of this medical approach, however, means a reorientation of psychiatry, from listening to looking» (p. 157). Bene, vediamo, si pensa – ne segue un capitolo di un certo interesse sui malati mentali inascoltati, con testimonianze del XVIII e XIX secolo – ma c’è poco nesso con le premesse, si ha la sensazione che si tratti di materiale che Porter aveva già pronto e che voleva piazzare.

È facile obiettare che da un signore che nella sua carriera ha scritto più di ottanta libri forse non c’è da aspettarsi un capolavoro. D’altra parte uno arriva alla fine di questo libro affaticato e annoiato, con la sensazione che non sia stato scritto per lui, ma per aumentare il conto in banca dell’autore.

Andrea Antonini, 27 febbraio 2002