Romeo Salamandra & Giovanna Domenici – Piccoli organi crescono

Si parla spesso del progetto genoma umano, di geni e di genetica, di trapianti e di espianti, ma quasi mai di come nella pratica esperimenti di clonazione come quelli di Dolly abbiano potuto aver luogo o della direzione presa – almeno negli intenti – dalla medicina d’oggi. Si parla di «organi di ricambio», di cellule da metter da parte alla nascita, di feti conservati come serbatoi di materiali per riparazioni, ma i giornali e i mezzi generici d’informazione non vanno oltre il titolo di sensazione.
Satolli e Sabato presentano in questo libro i meccanismi e le tecniche con cui nella pratica si stia passando dal concetto meccanicistico del pezzo di ricambio a quello della rigenerazione di parti malate dell’organismo, grazie alle cellule staminali «o genitrici, che godono di un’apparen­te eterna giovinezza e rinnovano continuamente il sangue, la pelle, l’intestino, le ossa e quasi tutte le altre parti del corpo». E non solo, si parla della donazione degli organi, del se e del come gli organi donati siano utili – insomma il libro promette di fare da punto di riferimento per chi voglia approfondire (anzi, affrontare) gli argomenti etico-medici del momento e del futuro.
Gli autori non abbandonano il lettore per quanto riguarda la problematica etica, anzi, in definitiva la parte «tecnica», al di là della curiosità può essere considerata come una introduzione ai nuovi problemi etici.

Tutto bene, dunque? No. Gli autori scrivono in modo ineccepibile, tutto a posto, ma la loro è una scrittura prolissa e a volte ridondante. Indulgono in commenti puerili, avverbi in sovrappiù e in tutti quei difetti propri degli scrittori non professionisti. Non so se accetterebbero un intervento redazionale semipesante, uno sfoltimento che però mi sembra assolutamente necessario. La semplicità cristallina in questi libri è tutto, e se frasi «simpatiche» possono andar bene in una conferenza, vanno in questo caso limitate. Il manoscritto è di una settantina di pagine, ma sono fitte e credo che per presentarsi al pubblico anche nello stampato non si dovrebbero superare le novanta pagine. Sono convinto che sarebbero del tutto sufficienti, e senza snaturare la struttura adottata dagli autori, che va benissimo.

 

Andrea Antonini, 11 luglio 2001