Sarah Waters – Affinity

Prigione femminile di Millbank, seconda metà dell’Ottocento. Le detenute, con condanne per reati che vanno dall’omicidio al tentato suicidio passando per l’offesa a pubblico ufficiale, ricevono le visite di gentili signore, Lady Visitors, che a colpi di Bibbia le tengono su d’animo. Anche la nostra giovane protagonista si avventura tra le celle, animata da più nobili intenti che non le sue colleghe: ascoltare la vita delle sventurate e, se lo vorranno, raccontare loro la propria.
Una detenuta in particolare entra in particolare sintonia con la giovane – tutta una faccenda di affinità – e su questo rapporto tra le due, con spiriti che portano fiori nella notte e un consueto insieme di spiritismo fine secolo si dipana una storia senza capo né coda di rarissima pallosità.

Questo secondo romanzo della trentatreenne Waters, esperta di letteratura omosessuale, è pesante, macchinoso, retorico e soprattutto privo di fantasia. Un esercizio di scrittura fine a se stesso, su temi prefissati – donne prigioniere, donna dotata di sensibilità particolare, il padre morto e il tempo che allontana da quella morte, il sottile rapporto tra donne.

Greve e vecchio.

 

Andrea Antonini, 26 agosto 1999