Silvya Szymanski Kein Sex mit Mike. Erotische Geschichten / Silvya Szymanski Agnes Sobierajski

Va subito detto che la quarantaduenne Szymanski scrive – assembla le parole – discretamente bene. Niente a che vedere con la corrente scrittura tedesca, noiosa e pedante. Quel che ancora mancano, sono i contenuti.
La copertina promette Erotische Geschichten. In verità più che storie abbiamo delle situazioni, descritte in prima persona; situazioni di sesso, sì, ma pochissimo fantasiose, quasi i racconti spinti di una persona imbarazzata, con frasi come «Dicke sehen ihre Schwänze gar nicht» (p. 16), un uso reiterato di parole come «pisellino», «culetto», ecc., e un erotismo che non va molto oltre brani come questo: «[…] und sein sehr harter Schwanz kamen hervor wie auf alten, pornographischen Drucken, übertrieben dick und mächtig. Ich bete männliche Sexualität an in solchen Momenten. Es muß doch fast wehtun, so was an sich zu haben, sich zu so was zu verfestigen. Er zog ein Kondom an, damit ich mein bewundertes Kultobjekt unbesorgt in meinem Mund nehmen konnte. Ich mochte den Geschmack des Gummis nicht, und die quietschenden Geräusche, die es manchmal machte» (p. 118).
Un libro non riuscito. La copertina furbetta promette qualcosa (che cosa, in effetti, non è chiaro). L’autri­ce vorrebbe dire, ma sembra non avere le idee chiare. Nelle ultima pagine emerge il senso che forse avrebbe voluto dare al suo scritto, ma è inutile. Il risultato è un abbozzo, né pornografico né delicato, né esplicito né allusivo.

Si prenda la «Mischung von Naiv und Abgeklärt» della Szymanski, che funzionava appena appena nei suoi «racconti erotici» e la si estenda senza sosta per le duecentoquaranta pagine del suo Agnes Sobierajski: tedio.
Questo romanzo dovrebbe riflettere il nostro tempo, anzi ha pretese più alte: «Vor schattenreichem Hintergrund entwickelt sich die Große, bange Frage: Was wird nur aus den Liebenden? Und können sie zusammenbleiben?» (I risvolto di copertina).
In realtà si prenda come paragone il Gabbiano Livingston e lo si allunghi di cinque volte. Tedio, appunto.

 

Andrea Antonini, 5 maggio 2001