Alan Walker & Pat Shipman – The Wisdom of Bones. In Search of Human Origins

In questo libro Walker descrive la propria scoperta in Kenya di uno scheletro pressoché completo di Homo Erectus – prima di questo ritrovamento ne erano disponibili solo alcune parti –, un antenato dell’uomo vissuto tra uno e due milioni di anni fa e che avrebbe immediatamente preceduto Homo Sapiens. L’importanza di questa scoperta, e quindi di questo libro, risiede essenzialmente nel fatto che H. Erectus è stato per più di un secolo, sin da Haeckel, considerato l’anello mancante nella storia evolutiva dell’uomo.
Vengono descritte le indagini cui questo scheletro è stato sottoposto, indagini che hanno coinvolto scienziati di numerose discipline scientifiche e che hanno permesso di ricostruire le caratteristiche fisiche e anche talune caratteristiche comportamentali di H. Erectus.
Di estremo interesse la scoperta che il ragazzo Nariokotome, come è stato chiamato dal nome della località del ritrovamento dello scheletro, era privo di linguaggio. Scoperta che pone problemi circa la sua effettiva «umanità», nonché sulla linearità del processo evolutivo.
Le varie ricerche e ipotesi sono occasioni di divulgazione di metodi e teorie scientifici nonché di informazioni storico-scientifiche.
Lo stile è quello ormai standard di buona parte della saggistica anglosassone, con abbondanza di aria fritta.1

Non si può certo dir male di questo Wisdom of the Bones – le scoperte di Walker sono importanti e interessanti – tuttavia ne sconsiglio la traduzione. Nonostante sia scritto bene, è lento; l’autore troppo spesso si attarda su particolari oziosi, e a volte arriva a buttar via righe su righe.2 Questo cincischiare, forse in astratto perdonabile considerando il valore della scoperta, porta però a circa cinquecento pagine un’eventuale edizione italiana. Assolutamente troppe rispetto alla quantità d’informazione fornita – e questo è un testo scientifico, non una raccolta di appunti su faccende private di amici e conoscenti di Walker.
Insomma, un libro costoso, di probabile poca vendita e tutto sommato non pienamente appagante da un punto di vista estetico.
Su questo specifico argomento conviene attendere un divulgatore più abile, pur perdendo il vantaggio di un resoconto di prima mano.

 

1 Come in decine di altri saggi americani, anche qui a un certo punto l’autore telefona a un collega-amico comunicandogli succintamente nuove eccitanti scoperte – e il collega-amico trova l’occasione di accorrere pochi giorni più tardi. Comincio a chiedermi se non si tratti di un topos. Anche Walker poi nomina volentieri amici su amici e fa qualche citazione chic («Fatti e teorie, diceva Goethe, sono nemici naturali», p. 119).
2 Trovo ad esempio una perdita di tempo le due intere pagine che presentano Robert Broom (pp. 76-77).

Andrea Antonini